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11/02/2014

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5.-mishima-seppuku

Dice il costituzionalista (categoria di accademici il cui successo professionale è oggi direttamente proporzionale al caos istituzionale che regna in Italia…) Michele Ainis che la situazione attuale si configura come un vero e proprio “Harakiri” della politica, meglio della “classe politica”.   Di qui – tra l’altro – la persistente superfetazione del potere giudiziario in una surroga a tempo indeterminato del vuoto pneumatico che regna nel Parlamento dei “nominati”: insomma – allude il professore – in qualche modo una società complessa cerca strumenti regolatori e di garanzia.   Fin qui tutto bene (logicamente…) e – naturalmente – tutto male dal punto di vista sia del Paese, che delle ipotetiche “magnifiche sorti e progressive” a cui saremmo destinati e che viceversa svaniscono in “titoli di coda” senza nessun arcobaleno all’orizzonte.

In verità Ainis – e quelli onesti come lui – sbaglia perché in questo “harakiri” non c’è nulla del triste ma grandioso “seppuku” (sanguinosa uccisione di sé medesimi della tradizione giapponese).  Qui non c’è il grande scrittore Yukio Mishima che – di sua mano – spinge la spada rituale dentro il proprio stesso corpo e la muove fino a lacerare gli organi vitali, affidando poi al più fido discepolo il compito di tagliargli pietosamente la testa con un unico colpo.  Ma solo dopo aver mostrato con l’apertura del ventre la purezza della propria anima.

Qui il paragone più aderente è quello dell’altrettanto famoso “livido masturbatore” (da un testo di Giovanni Papini?) che cerca – sempre più illividendosi – un impossibile orgasmo liberatorio.  Il peggio è che lo spettacolo è offerto ad un pubblico che – da annoiato è ormai disgustato – e non sa più da che parte guardare.    Di più: mentre il messaggio di Mishima era un orgoglioso “autodafé” in difesa (irrazionale, presunta, narcisista?) della tradizione, qui l’orizzonte è una batteria di polli, convinti di essere galli.

Non ci fosse il campionato di calcio e – tra un paio di giorni – quel Festival di Sanremo che rimpiazza – per gli Italiani – il Capodanno cinese (sempre uguale a sé stesso con botti e sfilate di dragoni di carta) il disgusto si sarebbe tramutato in ira.  Non va così e lo spettacolo è destinato a durare ancora chissà quanto.  Ieri la cronaca ci ha portato il rinfocolamento della polemica anti-Presidente della Repubblica, che non avrebbe legittimamente  “inventato” dalla sera alla mattina  come estrema ratio anti-crisi (a guisa di massiccia iniezione di penicillina)  l’incarico al triste (più per noi che per lui stesso…) Prof Monti, bensì avrebbe costruito la caduca terapia in diversi mesi come strumento per “liberare” (sic…) la scena politica dall’ingombrante (ed internazionalmente imbarazzante) presenza del Caimano.

Come si dice: bella scoperta…  C’era scritto da mesi  su tutti i giornali: trattavasi del famoso “segreto di Pulcinella” con l’invenzione del “dominus” venuto da “fuori”…   Viceversa il nodo sta oggi in tutt’altro punto: fino a quando gli Italiani dovranno vivere in una “democrazia assistita” (e magari anche “manipolata”)?     Una democrazia in cui dall’oggi al domani si entra in Parlamento e se ne diventa Presidenti (Camera e Senato), una democrazia in cui tra sessanta milioni di Italiani ce ne è uno solo ritenuto in grado (magari contro la sua dichiarata volontà) di fare il Presidente.    Eccetera, eccetera, eccetera.

Altro che “staffetta”, altro che contesa tra bulimici di potere in giacca e cravatta oppure in giubbetto di pelle…  Altro che “harakiri”…

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