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27/01/2014

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Premessina. La fatina De Girolamo “se ne è juta”.  Uccellini, vermi, zolle campestri avranno un altro “testimone di primavera”: poco male e d’altro canto la ripresa “assistita” della destra acquista una grande “risorsa” con il ritorno nel capace seno berlusconiano della “frangetta di Benevento”.  Contenti loro…

Seconda premessina.  Il “cumulatore” nazionale di (24 – ventiquattro) lucrose posizioni di cariche parastatali (e private), nonché Presidente dell’INPS in “quota”  Forza Italia – Antonio Mastrapasqua – sembra arrivato al capolinea grazie allo “scivolone” dei conti del “suo” Ospedale Israelitico.    Il “gemello” Attilio Befera capo della famigerata GERIT resta invece per ora nel cuore del Palazzo.   Ma non degli italiani, che attendono peraltro trepidanti il rinnovo di decine di cariche (ENI, Finmeccanica e compagnia cantante…): posizioni che – una volta acquisite – non si mollano, se mai si scambiano come le figurine del Monopoli.

Questo il panorama che – come ognuno vede – si ispira al grande spirito riformatore del Giovane Letta, chiamato a disfare il “castello” del privilegio e della consorteria edificato in decenni dallo zio… Gianni.  Ma veniamo ai fatti del giorno.

Domenica mattina a Roma. Il Papa dà le istruzioni e dalla finestra di San Pietro due bambini – una femminuccia ed un maschietto – liberano, lanciandole in volo (“verso il basso” come raccomanda Bergoglio) due colombelle bianche (“simbolo di pace” dice il “biancovestito”). Pochi attimi ed entrambe vengono ghermite e scempiate – sotto gli occhi delle telecamere – da un corvo e da un gabbiano: difficile immaginare una metafora più appropriata per un fine settimana che più sinistro non si può.

A Kiev si misura con il funerale di un giovane uomo ucciso dai reparti anti-sommossa e con la preparazione di nuove dimostrazioni e l’approntamento di barricate l’incapacità di Yanukovich di uscire da una crisi che egli stesso ha determinato con la repressione prima e con scelte impopolari poi. cedendo alle pressioni di un Putin sempre più invaghito di quello che da noi si chiamerebbe “celodurismo” (omofobia inclusa…) e, soprattutto, deciso a non mollare di un pollice il suo progetto di mini-impero non più sovietico bensì fondato sulla tradizione pan-russa e su di una ortodossia cristiana rilanciata fuori tempo massimo.

Ovviamente l’impasse è determinata dal fatto che – in Europa e dopo la carneficina jugoslava – la “scala” della repressione va “tarata” sull’impatto dei media mondiali e non sulla potenza di fuoco del potere.  E altrettanto ovviamente i proposti compromessi della 25esima (cambio di Primo Ministro ucraino …) ora non sono sufficienti a fermare una protesta che ha raggiunto tutte le grandi città lungo il corso del Dnieper, anche quelle tradizionalmente e geograficamente più vicine alla Russia.

A Ginevra grande battuta d’arresto sui negoziati siriani e – nonostante il mediatore dell’Onu e della Lega Araba Brahimi faccia sfoggio di pazienza diplomatica e chiami tutte le parti in conflitto con l’appellativo “fratelli” – il massimo che riesce ad ottenere sono uscite da Homs assediata per bambini, donne, anziani.  In breve un parziale ripristino dell’uso medievale di semi-protezione per le città affamate e sfigurate dalle azioni militari.  Immaginarsi come potrebbe essere affrontato il tema cruciale dell’uscita di scena di Assad…

Grotteschi – come al solito – anche se viranti al dramma i toni che si registrano a Roma.  Non tanto per la politica “professionale” impegnata come un bambino la mattina di Natale a scartare il regalino   presentato loro da genitori riconciliati per l’occasione (PD e Forza Italia), ovvero il “porcellinum” elettorale, quanto per il contesto sfibrato e violento del contesto politico-sociale: i cittadini normali sono frastornati tra gli F24 (altro che F35…), la ripresa post-feste con annessa scarica di rincari, ecc. ecc..  Di più. strani episodi avvengono che sembrano suggeriti da uno sceneggiatore malevolente come le teste di maiale recapitate a tutti i più significativi indirizzi ebraici della città (Ambasciata d’Israele inclusa) proprio alla vigilia della Giornata della Memoria.     D’altro canto e senza irriverenza comparativa alcuna, lo stillicidio degli scempi umanitari è fenomeno dell’oggi: l’incredibile sito anti-immigrati di Ponte Galeria a Roma è stato centro domenica di nuove automutilazioni simboliche (cucitura a vivo delle bocche di una quindicina di “detenuti”): dopo le “docce” purificatorie di Lampedusa (per i superstiti dei celebrati affogati in mare)  e vari altri episodi (inclusa l’assenza di ogni forma di assistenza a chi è già dentro e dovrebbe godere dell’assistenza dello Stato, con doppia maiuscola…) si continua in grande stile con inciviltà, razzismo, crudeltà.

Forse il momento è arrivato di smettere di frammentare i genocidi in una sorta di “scala Mercalli” della storia e passare invece a rintracciarne e combatterne le radici comuni…

A Parigi – fortunatamente – la “catastrofe” presidenziale si tinge di rosa e rianima l’antica tradizione della commedia “boulevardière”: il furbissimo (?!) Hollande rischia di scivolare sulla propria incontinenza amorosa…  La maledizione di Strauss-Kahn (l’uomo che perdette la Presidenza in una stanza d’albergo di New York…) è lo spettro che si aggira sui cieli di Francia.

In ogni caso più che da piangere – almeno qui – c’è da sorridere.

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