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24/01/2014

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L’agitato ma allegro “set” della nuova serie televisiva “Matteo, l’erede di Silvio” ha visto sconvolgere – nella giornata di ieri – l’allestimento di un programma che si voleva destinato ad alcuni mesi di pianificato successo, praticamente una esclusiva per il pubblico adorante ed i suoi beniamini.

Due gli eventi “disturbatori”.  Il primo è stata la giornata romana di Grillo – più “Mangiafuoco” che mai – il secondo la notizia che il Procuratore capo di Milano – il seriosissimo Edmondo Bruti Liberati – ha dato il via per i prossimi mesi all’annunciato processo “Ruby-ter”, quello cioè in cui tutte le balle scodellate da Silvio e dal suo “collegio” di difesa, a partire dalla favola della nipotina di Mubarak strappata alle grinfie della Questura di Milano per depositarla in quelle amorevoli di Nicole Minetti detta “faccio quello che faccio…” e di una prostituta “amica”.

Entrambi gli eventi hanno il carattere di quella ineluttabilità che si cerca di dimenticare, di mettere tra parentesi fino a quando non riemerge con la prepotenza della verità: insomma il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi…   Sulla questione “Ruby ter” il punto è semplicissimo: la pregressa condanna di Silvio (per prostituzione minorile, ecc. e sia pure in primo grado) implica che le testi (soprattutto le “olgettine”, ma anche i legali) abbiano commesso vari reati di cui il più ovvio è la falsa testimonianza.  Ne consegue che il “neo-Padre della Patria” rimane sotto scacco giudiziario non essendosi assicurato l’immunità “usque ad sidera” dalla legge penale.  Bene.  Si vedrà.  E, sia detto tra parentesi, gli immediati starnazzamenti sul “moralismo” non c’entrano niente…

Più di fondo (paradossalmente) l’impatto grillino.   Qui l’assunto della “telenovela” del Nazareno che i due “player” politici fossero i soli Matteo e Silvio è stato (fortunatamente) polverizzato da Mangiafuoco: prima nella conferenza alla Stampa estera e poi in varie dichiarazioni al Senato e nei pressi del medesimo “Ente inutile” (di cui già si promette il “riciclo” a basso costo…).   Il punto sollevato è quello – assolutamente incontestabile – che il bipolarismo italiano non esiste.   Infatti almeno due (senza contare i “cespugli” minoritari) assai consistenti gruppi di elettori lo smentiscono “fisicamente”: il Movimento 5 stelle e gli astenuti.    La risposta di Grillo è – come al solito – l’attacco solitario e la promessa di dar battaglia nella campagna per le elezioni europee (speriamo con contenuti adeguati all’importanza della scadenza).

Il “succo” della faccenda è che la pervicace aspirazione del PD a costruirsi un avversario “di comodo” a colpi di premi di maggioranza (una specie di “sparring partner” rappresentato da un pugile che di suo sarebbe ormai suonato dopo aver così tanto a lungo primeggiato…) è destinata a naufragare all’impatto con la realtà di oltre il 50% di Italiani certificatamente fuori dalla “combine”.    Resta il mistero del perché – invece di costruire una sceneggiatura più credibile (= programma di risanamento del Paese e ricerca di una “mission” democratica) – si preferiscano la fantastica invenzione bipolare e l’imperativo della “governabilità”.

In breve, se già ieri si è registrato il primo “fiasco”, è difficile credere che basteranno gli “elogi” alla stabilità provenienti da Davos a risolvere l’impasse.  Purtroppo (parafrasando Ronald Reagan…) non è che la politica deve farsi carico dei problemi reali, bensì il problema è questa politica, che tutto è meno che servizio al Paese.

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