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07/12/2012

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Il Caimano è tornato. Se deve morire (metaforicamente, si intende) tutti devono morire: ovvero  tutti gli Italiani “colpevoli” di aver scoperto – sia pure molto tardivamente – di avere affidato il proprio Paese ad un “imprenditore” che dopo averlo “spolpato” (secondo il sintetico giudizio di Luca Montezemolo, certo non un “sovversivo”, né uno sprovveduto) lo ha coperto di ridicolo e di insipienza in tutto il mondo spingendolo ad un passo del fallimento nazionale.

La notizia del giorno è semplice: irritato ferito ed offeso da un’ultima “provocazione” e cioè l’esclusione dalla candidabilità per i politici già condannati in via definitiva ad oltre due anni di carcere (udite, udite!) e soprattutto allarmato da sondaggi (sua propria nemesi) che danno il PD al 34% ed il PDL (anche con lui ed il suo “carisma” in campo) al 16%, l’ex Premier ha lanciato due bordate di avvertimento più che all’attuale Premier “tecnico” a tutto il Paese e alla prevista maggioranza di centro-sinistra: due voti contro alla Camera e al Senato.

Primi immediati risultati:  risalita dello “spread” (con conseguente maggior costo per il nostro debito), panico – peraltro poco giustificato – tra i futuri vincitori e in tutto il quadro istituzionale, richiamo all’ordine tra i Filistei ovvero i suoi parlamentari che avevano pensato (poverini!) di rovesciare il famoso “muoia Sansone con tutti i Filistei” ed ora sono costretti a ritornare all’omaggio rituale al padrone.   Perché di padrone si tratta ed in questa veste “torna in campo” allo scopo più che evidente di conservare anche dopo le elezioni (e la connessa elezione del nuovo Presidente della Repubblica) un potere contrattuale a difesa della “roba”.

E l’Italia? Chi se ne frega.

Che fare? L’Italia è – come dice Bill Emmot già direttore dell’”Economist” –  “una fidanzata in coma” che stava dando segni, ancorchè confusi, di risveglio. Ora è importante sostenere questa possibile ripresa costringendola a pensare, a confrontare, a ricordare.  Non sarà facile: i guasti vengono da molto lontano e la riflessione deve essere radicale.  Purtroppo i futuri “vincitori” sono come al solito assai timidi, esattamente come lo furono quando non fecero valere l’ineleggibilità di Berlusconi (nel 1994) perché titolare di concessioni governative (giusta una norma di epoca fascista…), quando non regolarono il “conflitto di interessi” tra funzione pubblica e perseguimento drogato di quelli propri ed infine quando si fecero “intortare” nel vacuo esercizio della Bicamerale.

Oggi gli Italiani (fiaccati e preoccupati) hanno iniziato a fornire mezzi partecipativi (altro che “antipolitica”) per iniziare un cammino in avanti e non indietro.  Certo ci si aspetta che – come minimo – i “giocatori in campo” scelgano i volontari (militari e civili) di Porta  San Paolo e non inseguano il Re e Badoglio nella patetica fuga a Brindisi seguita all’8 settembre del 1943. Infatti siamo ancora lì, in un eterno ritorno dei guasti nazionali.   E la tentazione “badogliana” è sempre in agguato: è iscritta nel dna.    Quanto all’ormai ottuagenario Berlusconi, è ormai certo che regalerà al “suo” (?) Paese un trimestre (o meno) da incubo e molto costoso in tempi in cui nessuno può più definire la crisi come “congiunturale” .   E allora perché farsi spaventare da uno spettro “di carta” come l’”election day” che accorperebbe regionali e politiche: infatti è tutto da verificarsi che sia un rischio e non un’opportunità.     Da non perdere.

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