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21/01/2014

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La grande “fame d’Italia”di cui fantastica Matteo Renzi viene di giorno in giorno soddisfatta con un assortimento degno dei tanti “Eataly” sparsi dalla penisola fino a tutto il resto del mondo.   Il guru (ma quanti ne ha il giovane Sindaco?) Farinetti ha tracciato la via e Renzi la percorre saltellando di qua e di là, motteggiando ed ammonendo senza posa… mentre i deboli di nervi si alzano e si mettono nell’angolino (Cuperlo alla Direzione –si fa per dire – PD…).

Fuor di metafora, è dallo “storico” incontro del Nazareno che l’agitazione si è trasformata in vera e propria frenesia, il che – appunto – sfamerà il mondo che “ci credeva finiti”.

Vediamo le “novità” una per una.    Il “porcellum” ha prodotto il “porcellinum”: da solo con un prodigioso esperimento tutto “made in Italy” di auto-fecondazione.  Il progetto di riforma elettorale mette una pietra sopra al “vecchio” concetto di rappresentanza e (a dispetto di quei “barbogi” della Corte Costituzionale…) lo sostituisce integralmente con la panzana della “governabilità”.   Basterà il 35% dei voti per conquistare la maggioranza dei seggi nella nuova Camera unica (il Senato sparirà politicamente…).  E, considerato il crescente tasso di astensione dal voto, basterà il 20% degli Italiani per insediare un Governo di “legislatura”.

Un “sistema” innovativo a basso consumo (di democrazia…) che tutto il mondo ci invidierà.

Nel caso poi non fosse raggiunto manco quel 35% i contendenti (rigorosamente i due più “forti”) si procederà ad un ballottaggio che come nel Colosseo di duemila anni fa: vedrà un solo vincitore.   La sera stessa, in un sanguinoso tramonto al circo elettorale.

Fantastico, neppure il più immaginifico romanzo di fantascienza avrebbe immaginato tanto.

Naturalmente di “preferenze” e di scelte dell’elettore manco se ne parla: sveltimento della partecipazione…

Ma le novità italiane non finiscono qui.   Il movimento 5 Stelle (chissà poi perché solo cinque…) continua il proprio autodafè lanciando la “procedura” di impeachment contro l’odiato Presidente Napolitano, al quale non viene neppure riconosciuto il “merito” di aver avere aperto – con l’intronazione del bocconiano e “bilderberghese” Monti – il vaso di Pandora che abbiamo di fronte…

Quanto poi alle nostrane “rivoluzioni”, ce ne è una che le sintetizza tutte: la miniaturizzazione delle strutture politiche.   Nell’arco di pochi giorni l’antico robot del “nuovo che avanza” è passato dalle cospicue dimensioni del vecchio Bettino Craxi a quelle infinitamente ridotte e più “performanti” di Matteo Renzi.  Stesso piglio, stessa immaginifica volontà e maggior potenza.   Non c’è da stupirsi che le “vestali” siano in preda ad un’ eccitazione incontenibile di fronte ad un prodotto del genio nazionale che – non a caso – è stato definito “il fidanzato d’Italia”.

Eppure la giornata di ieri ha mostrato un altro tipo di Paese con la – aspettata ma tragica – scomparsa di un altro tipo di “prodotto” umano: il Maestro e Senatore a vita (grazie al Capo dello Stato che questa l’ha azzeccata) Claudio Abbado: un grande uomo e, appunto, un grande Maestro, schivo, silenzioso, disponibile e, soprattutto, impeccabilmente bravo.  Appunto un grande “Maestro”.  Perché un’altra Italia esiste ed è – da sempre – disprezzata e vilipesa da quella che “vince”.

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