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13/01/2014

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Era una bella fatina e – all’apertura della scorsa legislatura – il grande “classificatore” di tutte le  donne “scopabili”del Paese (tratto settecentesco ricalcato sulle “enciclopediche manie” del “Divino Marchese”) le vergava tremuli bigliettini per incontri al termine della pallosa inaugurazione parlamentare (“ci sei tu, bruna e la bionda. eccetera eccetera” citiamo a memoria “ma se avete altri impegni..”).   Ed ora – passati alcuni anni e diventata Ministro della Repubblica – rischia di passare per la famosa “Strega di Benevento”…

Come è potuta succedere questa reincarnazione, se è vero come è vero (e come saggiamente affermava quel “padre della Patria” di nome Giulio Andreotti) che “il potere logora – soprattutto – chi non ce l’ha”?   La spiegazione è semplice, non “triste” come affermano in questi tormentati giorni della Ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo amici e farisei della nomenklatura politica.   Assai semplice: divenuta Ministro di un Dicastero al quale nulla la legittimava (non competenze, non esperienze pregresse) se non alcuni interessi familiari che avrebbero potuto essere meglio regolati dallo scranno ministeriale, riteneva evidentemente di poter disporre “ad libitum” di un potere incontrastato nella regione natia.

Per farne che? Ma il bene, naturalmente, come si addice ad una bella fatina.  Ed il bene di chi? Forse dei concittadini?  Ma no: di amici e parenti… perché se l’Italia cambia (chi non vede la “marcia avanti” del “ricambio generazionale che ha visto i giovani “vecchi” scavalcare i “vecchi vecchi”? e chi non esulta è un “disfattista”, Letta dixit), quello che non cambia è una concezione della politica  come bottino predatorio.   Elencano le cronache le imprese della bella quarantenne (quasi…): allo zio il bar dell’ospedale Fatebenefratelli (e al competitore “mandiamo i controlli”), la protezione allo spacciatore di… mozzarelle e così via in un delirio che più che all’asciutto Eduardo fa pensare a Peppino De Filippo ed al suo geniale Pappagone.

E, dunque, dal Messico in cui si trova in “storica” vacanza di Stato – familiare e post-natalizia – il giovane Letta sembra approntare il “rimpasto”…  Ora – a parte il fatto che se si “rimpasta” con gli stessi ingredienti i risultato sarà ugualmente indigesto… la questione si ingarbuglia di giorno in giorno e l’eventuale sacrificio della fatina diventata “strega” appare un “escamotage”   poco convincente.   Senza contare che la fatina vanta un ruolo politico avanguardista delle “larghe intese”: ella è infatti coniugata con uno “storico” sodale del giovane Letta, tal Francesco Boccia da Bisceglie, già pupillo dell’indimenticabile D’Alema (che lo voleva alla testa della Regione Puglia al posto di Vendola) ed attualmente Presidente PD della Commissione Bilancio della Camera.    Per farla breve: i compiti in famiglia erano equamente e solidarmente ripartiti: a lui le “mazzate” della “legge di stabilità” destinate ai cittadini italiani, a lei il benevolo e selettivo controllo dei “benefici” nel Sannio natio.

Non c’è che dire: il nuovo avanza… e dietro il racconto da favola dell’amore che va al di là degli “schieramenti” si disvela il solito “pentolone” puteolente di una “fine di regime” che sembra destinata a durare ancora a lungo.

Infine e sempre per quanto attiene il “rimpasto” che Letta collocherebbe a dopo la Direzione PD (?!) di questa settimana, la De Girolamo sarebbe destinata a cadere per salvare altri “intocccabili”: il caso Saccomanni (e non solo lui) ne è  emblema.  Ma far fuori l’ineffabile “tecnocrate” è meno facile: per due buone ragioni, una concerne la sua origine in Banca d’Italia (intoccabile serbatoio di alti “servitori” della Repubblica, ancorché ormai ridotta a compagnia di ventura ceduta ai privati per “far cassa”) e l’altra è quella del ruolo che il Nostro svolge con i suoi “confratelli” stranieri e – soprattutto – con i mercati finanziari internazionali.

E, questi, come a tutti noto, sono e restano i soli mandanti del Governo Letta.

Ultimissima nota a margine.  Mentre la disastrata Italia si concede questa ulteriore e modestissima tragicommedia “provinciale”, Oltralpe la Francia – memore della propria passata ed anchilosata grandezza – vive la grande avventura di un Presidente che – dopo aver provato oltre ogni ragionevole dubbio la propria inettitudine riformatrice – vive un romanzo d’amore (non più clandestino e circoscritto alle ore diurne in apposita garçonnière) con la giovane attrice e militante progressista Julie Gayet.  Con il risultato far finire in ospedale – per grave depressione – la propria compagna giornalista Valerie Trierweiler (ufficialmente première Dame de France…).  Nonché di confermare nella sua ormai pluridecennale solitudine l’ex leader della “gauche” – e moglie, madre dei suoi figli – Ségolène Royale.

Altro che “bigliettini”, altro che mozzarelle..

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