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18/10/2012
Protesters-of-the-Greek-C-026b

Dall’incertezza alla frammentazione

From uncertainty to fragmentation

Mentre la Grecia ha appena effettuato il 20esimo sciopero generale (ed il secondo questo
mese contro ulteriori tagli di bilancio), la situazione globale sta andando di male in peggio,
almeno per quanto riguarda le prospettive a lungo termine Vediamone qualche esempio.

Lungi dal produrre una rinnovata riflessione sul futuro dell’Europa all’indomani del
promettente riconoscimento del Premio Nobel per la Pace, il dibattito si è andato focalizzando
su chi avrebbe partecipato alla consegna del premio ad Oslo il prossimo 10 dicembre
(eventualmente pronunciando un intervento): il Presidente della Commissione europea il
portoghese Barroso ovvero il Presidente del Consiglio europeo il belga Van Rompuy ovvero
il Presidente del Parlamento il tedesco Schulz (quello che Berlusconi aveva paragonato
ad un kapò di film nazista): alla fine tutti e tre i dignitari andranno. Più seriamente – e
pericolosamente – la reazione britannica al Premio è stata un misto di irritazione ed ironia
in una sorta di negazione del ruolo dell’Europa quale un attore principale sulla scena
internazionale.

Di più, questa settimana la Gran Bretagna ha annunciato che non aderirà ad oltre 100 misure
europee – peraltro già concordate – di cooperazione giudiziaria e di polizia: tutto ciò richiama
in qualche modo alla memoria il veto (da parte della Francia di De Gaulle) all’adesione
Britannica, finalizzata poi nel 1973. Così la questione è ancora una voltase i Britannici stiano
cercando una via di uscita dall’Unione o se semplicemente non capiscano che ciò che è in
gioco non è la pace europea post-bellica e la successiva stabilizzazione, bensì un ruolo in un
possibile ordine globale.

E, di nuovo, vediamo qui il tipico atteggiamento di uno Stato nazionale (anche se
già “imperiale”), a cui peraltro fa contradditorio riscontro la presente cooperazione militare
anglo-francese…

Nel frattempo la “austerity madness” sta facendo nuove vittime, con nessuna garanzia per
nessuno, eccettuati i “pochi”: la bancarotta greca rimane sempre prossima mentre la ripresa
non è più che una promessa in molti Paesi, a cominciare dall’italia.
Gli Italiani assistono a sei mesi di campagna elettorale come se guardassero un campionato di
calcio: i vecchi campioni via via scompaiono, nuovi idoli emergono. I sondaggi certificano che
circa il 50% dei votanti rinuncerà al proprio diritto e starà a casa.

Stranamente, gli analisti economici continuano a considerare con qualche apprensione
l’andamento del GNP (+7,4%) in Cina dove la situazione è socialmente e politicamente
complessa, ma pur sempre gestibile grazie alle risorse accumulate.

Infine la gara Obama/Romney – dopo il dibattito televisivo n.2 – è più aperta che mai in uno
stretto margine a favore del Presidente statunitense.

While Greece has just performed the 20th general strike (the second this month against more
budget cuts) from the outburst of the financial crisis, the global situation is going from bad to
worst, at least as far as long term perspectives are concerned.
Let’s pick up a few examples.

Far from generating a fresh consideration on the future of Europe after the promising
awarding to EU of the Peace Nobel Prize, the debate was focusing on who is going to attend
(and eventually speak) at the prize-giving ceremony in Oslo on December 10th: the Chairman
of the EU Commission Barroso from Portugal or the Chairman of the European Council Van
Rompuy From Belgium or the Chairman of the European Parliament Schulz from Germany:
at the end all the three dignitaries will go.
More seriously – and dangerously – the British
reaction to the Prize was a mix of irritation and irony in a sort of denial of the role of Europe
as a main player in the international arena.

More than that, this week Great Britain announced that is not going to join almost one
hundred European measures – already agreed – of judicial and police cooperation: all this
could lead to recall the 1963 veto (from De Gaulle’s France) to British accession, finalized only
in 1973. So the question is once again if the British are looking for an exit door from EU or
if they simply don’t understand that what is a stake is not the European postwar peace and
stabilization, but a role in a possible global order.

Once again we see here a typical attitude of a Nation-State (although formerly “Imperial”),
with the contradictory addition of the current anglo-french military cooperation…

In the meantime the European “austerity madness” is making new victims with no garantees
for anyone, except the “few”: the Greek bankrupt remains always close and recovery is
no more than a promise in many Countries starting with Italy. Italians are watching a six
months electoral campaign like if they watch a soccer championship: old champions fade
away, new stars emerge. Polls certify that almost fifty per cent of the voters will give up their
right and stay at home.

Oddly enough, economic observers keep observing with some anxiety the growth rate
(+7.4%) in China where the situation is socially and politically complex, but still manageable
thanks to the accumulated resources.

Lastly the Obama-Romney race remains – after the tv debate number 2 – more open than ever
with a tight nargin in favor of the US President.

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