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27/03/2013
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Dal globale all'impasse: il Caso Italiano

From global to deadlock.The Italian Case

Molti osservatori cominciano ad analizzare una crescente evidenza: il globale è in crisi e tutti gli sviluppi stanno diventando locali: nel migliore dei casi al livello degli Stati nazionali.  La scommessa del “glocalismo”  appare essere perduta: la sintesi tra approccio globale e soluzioni locali è un sogno svanito.

Gli anni spesi dai Governi nazionali e dai mercati finanziari nell’indebolire le Istituzioni internazionali o nell’adottare soluzioni parziali stanno portando i loro frutti velenosi. Prendiamo l’Europa: il “delirio di Austerity” sta chiaramente escludendo la crescita e ancor più l’occupazione, i “poveri assoluti” sono –solamente in Italia – già 4 milioni e stanno velocemente raggiungendo il dieci per cento della popolazione totale. La disoccupazione è sopra il 30% per i giovani e n numero crescente di questi non lavora ne studia.

La stabilità finanziaria a livello regionale non esclude – al contrario aumenta- ricorrenti crisi nazionali. Cipro ne è l’ultimo esempio.

Nel complesso, l’impasse negli sforzi verso una regolazione globale e nelle visioni cooperative ha aumentato tragicamente il malessere internazionale. L’Europa, e in Europa l’Italia, sono casi che si spiegano da se:  l’integrazione europea è ormai un pallido fantasma, l’Italia dopo un mese dalle elezioni e a un mese dall’elezione del Presidente della Repubblica da parte del Parlamento è politicamente vuota.

I paradossi crescono: i nuovi stimoli sono stati chiusi in sette populiste che guardano dall’esterno gli sviluppi del proprio Paese ( il Movimento “Cinque Stelle” di Grillo  ne è il più chiaro esempio). Il futuro è annebbiato. E ovviamente l’economia produttiva decresce giorno per giorno.

La risposta delle politiche “tradizionali” è nel frattempo la solita: tattiche, tattiche, e ancora tattiche. Di sicuro abbiamo grandi margini di dibattito, meno di un futuro di progresso.

Many observers are starting to analyse an emerging evidence: the global is in crisis and all  developments  are turning local: in the best cases to the level of Nation-States.  The bet on “glocalism” seems to have lost: the synthesis between a global approach and local solutions become a lost dream.

The years spent by national Governments and financial markets in weakening international Institutions or in adopting partial solutions are bearing their poisonous fruits.    Take Europe: the “Austerity madness” is clearly excluding growth and more employment, the “absolute poors”  are – in Italy alone – already 4 millions and are quickly reaching ten per cent of the total population.   Unemployment is above 30% for the young people and a rising amount of youngsters is neither working or studying.

Financial stability at a regional level doesn’t exclude – on the contrary increases –recurrent national crisis.   Cyprus is the last example.

On the whole, the deadlock on efforts toward global regulations and cooperative visions increased dramatically the international malaise.   Europe, and in Europe Italy, are self explaining cases: European integration is nowadays just a pale ghost, Italy one month after political elections and one month ahead to the Parliament’s election of the President of the Republic  is politically empty.

Paradoxes are also on the rise: the new stimula have been locked in populist sects watching from outside developments in their own Country (Mr Grillo’s “Five Stars” is the clearest example).   Future is foggy.  And of course productive economy is declining day by day.

The answer from the “traditional” politics is in the meantime the same as usual: tactics, tactics and more tactics.   For sure we have plenty space for debate, less for a progressive future.

 

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