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25/01/2013
cutgrosz

Da Davos a Torino e Siena

From Davos to Turin and Siena

Il futuro economico (e politico…), nonché l’eredità del passato dell’Italia, si è mosso velocemente negli ultimi due giorni di questa settimana. Nessuna sorpresa: i nostri problemi rimangono tutti irrisolti e c’è il legittimo dubbio che non miglioreranno in questo mese fino alle elezioni, ed anche dopo il 25 febbraio, non almeno nell’immediato futuro…

Prima c’è stato l’incontro annuale del World Economic Forum a Davos, nelle alpi svizzere: l’adunata dei “Ricchi” dove i Governi “riferiscono” ai veri “Padroni del Mondo”: banchieri, magnati e”opinion makers” autorizzati. Insomma una scadenza comparabile agli incontri di Cernobbio che si tengono in autunno sulla limitata scala italiana. A Davos Angela Merkel, più debole politicamente (dopo la semi sconfitta in Sassonia) ha sintetizzato la situazione con la ovvia dichiarazione: “c’è ancora lavoro da fare” ammonendo che la presente più quieta situazione finanziaria non deve indurre all’autocompiacimento: perché la ripresa rimane ancora un auspicio. Per l’Italia è stato un mezzo successo considerando che il Premier Monti ha tenuto un apprezzato discorso di apertura, confermando chi egli sia e a dove appartenga: i circoli finanziari e del potere economico internazionale. Ma non ci sbagliamo: egli non ha nessun ruolo dirigente: solo riferire, non di più e non di meno di altri rappresentanti dei governi mondiali, come – per esempio – gli Egiziani… E naturalmente non ci sono ancora novità sui principali nodi economici globali irrisolti (inclusa la disoccupazione di massa in un panorama recessivo).

Dopo lo “spettacolo sulla neve” il giorno successivo alla ribalta è stata Torino, con la celebrazione per il decimo anniversario della morte del Senatore Agnelli, il precedente capo della Fiat (un raffinato signore dal tratto leggero, così insolito nella recente tradizione italiana…). Lì  l’atmosfera era cambiata completamente. Perché? Tutto perché lo stesso giorno venivano certificati il collasso e le malefatte della più antica banca d’europa – Monte Dei Paschi di Siena, 1472 – dove economia, finanza,  politica, massoni e simili hanno condotto ad una totale catastrofe.

Così ora la questione è: siamo capaci di gestire la situazione con questa classe dirigente e con questo “sistema” politico basato su un minimo di partecipazione e di rappresentanza? Il prossimo futuro lo dirà.

A Davos l’amministratore delegato della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, si è dichiarato ottimista, ed ha perfino auspicato “visioni” per la ripresa. Non così gli italiani in Italia.

The economic (and political…) future (and the heritage of the past) of Italy was moving fast the last two days of this week.  No surprise: our problems remain all unresolved and there is a legitimate doubt that they will not progress in this month to the elections and even after February 25th, at least not in the immediate future…

First there was the yearly meeting of the World Economic Forum in Davos, Swiss Alps: the gathering of the “Rich” where the Governments “report” to the real “Masters of the World”: bankers, tycoons, ceo’s and authorized opinion makers.   Kind of the autumn “Cernobbio meeting” on the limited Italian scale.  In Davos, a political weaker (after the political semi-defeat in Saxony) Angela Merkel summarized the situation with the obvious declaration – “There is still work to be done” warning that the present financial more quiet environment should not lead to “complacency”: because the recovery is still only a wish.    For Italy was a half success considering that Premier Monti delivered a very appreciated opening speech, confirming who he is and where he belongs: the international circles of finance and economic power. But no confusion: he has no leading role: only reporting, no more and no less than other world Governments representatives, like – for example –  the Egyptians…  And of course no news yet on the global  main economic shortcomings (including mass unemployment in a recession landscape).

After the “snow show” the next day was Turin at the celebration  for the 10th year from the death of Senator Agnelli, the former head of Fiat (a gracious guy with a light touch, so unusual in the Italian recent tradition…).   There the atmosphere has completely  changed.  Why? All because the same day were certified the collapse and the wrongdoings of the oldest bank in Europe – Monte dei Paschi di Siena, 1472 – where economy, finance, politics, freemasons and the like, have led to a full catastrophe.

So now the question is: are we capable to handle the situation with this leading class and this political “system” based on a minimum of partecipation and representation? Near future will tell.

In Davos the CEO of Goldman Sachs Lloyd Blankfein was optimistic and he even requires visions for the recovery.     Not so the Italians in Italy.

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