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10/02/2014
money_bomb

Cosa viene prima? La moneta o l’umanità?

What comes first? Money or Mankind?

Parlando di Elezioni Europee.

Quando ci troviamo a poco più di tre mesi dalle Elezioni Europee e dopo cinque anni dalla grande crisi che dagli Stati Uniti si è allargata all’altro lato dell’Atlantico ( all’ Europa, dove rimane ed appare irreversibile), due eventi minori hanno probabilmente aperto la strada ad un ripensamento totale di una situazione apparentemente senza soluzione.

Il primo fatto si è verificato allorchè il vice Ministro degli Esteri statunitense, Victoria Nuland (che, per inciso, è la moglie del politologo arciconservatore Robert Kagan…) , la quale –mentre formulava un commento sulle preoccupazioni europee intorno al caso Ucraina – si è lasciata sfuggire una frase quantomeno inopportuna: “ l’Europa? Si fotta.” Molto semplice: l’amministrazione americana non si preoccupa se l’Ucraina entrerà o non entrerà nell’Unione Europea. L’attenzione è sul rapporto bilaterale con la Russia di Putin.

Il secondo fatto ha contrassegnato l’inizio dell’unico serio dibattito sul futuro dell’Europa. E questo futuro comincia (o finisce…) con le prossime elezioni. Di fatto la contesa non sarà tra Europeisti ortodossi e nazionalisti “populisti”: c’è una terza via e – per una volta- questa espressione ha un significato reale. Non è una cortina fumogena condensata in una vuota “via di mezzo”.  In una “storica” (gli eventi minori possono essere storici) visita a Roma il leader Greco del partito di sinistra Syriza, Alexis Tsipras ha sollevato la questione “un’altra Europa è possibile? Questo dirigente politico (così diverso dai loquaci neomarxisti…) ha introdotto l’idea che l’Europa debba liberarsi (e naturalmente la Grecia per prima…) del ricatto del debito e lanci un forte sforzo unitario per lo sviluppo ed il pieno impiego, basato sulla solidarietà. E la “solidarietà” è stata storicamente il fondamento della riconciliazione post-bellica e dello sviluppo continentale. Su questa linea di pensiero dobbiamo tenere a mente che – subito dopo l’esplosione del caso Lehman Brothers – l’Europa veniva considerata come meglio “attrezzata” per sopravvivere alla crisi anche grazie al proprio modello  di Welfare. La soluzione seguita è stata esattamente l’opposto: esclusivamente finanziaria ed i risultati (negativi) sono sotto i nostri occhi.

Su questo punto Tsipras ha replicato a Roma a un giornalista tedesco che accusava la Grecia di “vivere sopra i propri mezzi” ricordandogli che la Grecia è entrata nella crisi con un debito del 120% sul prodotto nazionale ed ora si trova (dopo incredibili sforzi e sofferenze sociali!) al 170%. Il caso italiano è assai simile considerato che gli imprenditori e – abbastanza stranamente- la Banca D’Italia (presumibilmente nel tentativo di salvare la propria anima o la propria credibilità residua) riconoscono il collasso dell’economia reale e produttiva, nonché la crescita della disoccupazione.

Di fronte a questo drammatico scenario, con l’Europa divisa in due: quella “sana” a nord lungo il fiume Reno e quella “malata”  sul Mediterraneo ( Francia inclusa), la soluzione più probabile sarà quella di continuare con l’attuale sfacelo ad esempio sostituire Barroso e compagnia con altri burocrati conservatori e/o sbiaditi statisti del tipo della signora Lagarde ben conosciuta per le sue “lettere d’amore” al presidente Sarkozy. In Italia (sulle linee del recente discorso del Presidente Napolitano a Strasburgo sintetizzato con “ continuità, stabilità, evoluzione dinamica”.) la replica all’opinione volgare che attribuisce all’euro la responsabilità della crisi non sembra andare al di là come di consueto a ripetere che l’Europa è la sola via.

Niente più che parole, mentre l’iniziativa politica è passata completamente in mano ai patrocinatori dello stato nazione: in Francia i neofascisti di Marine Le Pen, in Italia i “trogloditi” della Lega Nord e tutto intorno berlusconiani e compagnia.

Cosi mentre il messaggio di Tsipras viene recepito in nuove liste elettorali di sostegno in altri paesi dell’Unione (e del resto egli è candidato a presiedere l’Unione) tre punti vanno sottolineati ancora una volta:

1- L’Europa è definitivamente fallita nell’idea tradizionale che la forza economica era e sarebbe stata la chiave e il fondamento permanente dell’unità politica. La verità è l’opposto.

2- Non c’è futuro per i paesi europei se non accettano l’integrazione regionale (come continente o macro-area) nella logica di una cooperazione globale progressiva.

3- La frattura tra Europa settentrionale e meridionale (come del resto qualunque teoria su di un’Europa a due velocità) ha due inevitabili conseguenze negative: mette l’Unione (la sua parte forte tanto quella debole) alla mercè dei mercati finanziari globalizzati, rendendo “de facto” qualunque decisione politica impotente. Ed inoltre connota quella meridionale come la frontiera della “Fortezza Europa”. Mentre questa potrebbe e dovrebbe costituire il ponte dell’arena cooperativa.

Infine e sotto il titolo “Fotti la Moneta” (con licenza della signora Nulan…) dopo più di cinque anni di crisi recessiva l’Europa ha il pieno diritto- e l’obbligazione morale- di iniziare un ripensamento del ruolo della moneta e della finanza. Queste potenti “invenzioni” umane (ormai pressochè millenarie) hanno si vinto facilmente la battaglia della globalizzazione, ma cominciano ad assomigliare pericolosamente ad un’altra “invenzione”, le armi di distruzione di massa,  e quando le creature cominciano ad uccidere i loro creatori, il momento è arrivato di cambiare strada. L’Europa potrebbe essere un’avanguardia, invece di restare come la prima vittima del terzo millennio.

Post Scriptum. I risultati di domenica notte del referendum Svizzero sull’immigrazione e la libera circolazione dimostrano che -senza una seria prospettiva collettiva (almeno su una base “regionale”) su migrazioni, impiego, e costi del lavoro, senza contare i diritti di cittadinanza allargati- gli accordi bilaterali sono inutili. Il rifiuto dell’accordo tra Svizzera e Unione Europea mette indietro le lancette dell’orologio e i commenti felicemente sarcastici di Marine Le Pen (“intende forse l’Unione Europea mandare i carri armati attraverso le alpi?”) dimostrano a che punto sia complicato risolvere l’attuale puzzle. I problemi sono molteplici e collegati l’uno all’altro: di base la scelta è tra il passato (Stato Nazionale e protezione congiunturale dei propri soggetti) ed il futuro ( integrazione regionale e globale). Con un paradosso di fondo: il denaro si muove liberamente ( purchè in quantità sufficientemente grandi…) mentre gli umani non possono, quale sia il rischio assunto inclusa la morte violenta.(fortunatamente non per gli  odierni “frontalieri”) Il tempo sta arrivando per una Bretton Woods della gente.

Talking about European Elections.
When we stand a bit over three months till the European elections, and after five years from the start of the big economic crisis that spread from the United States to the other side of the Atlantic (to Europe, where it remains, and looks irreversible), two small events have possibly opened the way to a total rethinking of a situation apparently without solution.

The first event is the “slip of the tongue” by the American Deputy Minister for Foreign Affairs, Victoria Nuland, (whom, by the way, is the wife of the archconservative scholar Robert Kagan..) who – while making a comment on the European preoccupations with the Ukranian case – had a verbal outburst: “Europe: fuck it”.   Very simply: the US Administration doesn’t care if Ukraine will or won’t join the European Union. They care about their bilateral game with Putin’s Russia.

The second event marked the start of the only serious debate on Europe’s future.  And Europe’s future begins  (or dies…) with the forthcoming elections.   As a matter of fact the contest is not going to be between orthodox Europeist and “populist” nationalists: there is a third way and – for once – this expression has a real meaning.   It is not an empty “middle of the road” smokescreen.   In a historical (minor events can be historical) visit to Rome the Greek leader of the left wing party, Syriza, Mr Alexis Tsipras raised the question of “is another Europe possible”. This politician (so different from the vociferous neo-marxists…) introduced the idea that Europe should get rid of (and of course Greece first…)  the blackmail of the debt and launch a major united effort for development (and  full employment) based on solidarity.   And “solidarity” was – historically – the foundation of the post-war reconciliation and regional development. On this subject we have to keep in mind that  – in the immediate aftermath of the Lehman Brothers case – Europe was considered better equipped to survive the crisis thanks to its welfare system. The chosen solution was precisely the opposite, and exclusively financial.  The (negative) results are before our eyes.

On this point, Mr Tsipras replied in Rome to a German journalist accusing Greece of “living beyond its means”, remainding him that Greece entered the crisis with a debt of 120% on GNP and stands now (after unbelievable efforts and social suffering!) at 170%. The Italian case is pretty much the same when even the entrepreneurs and, oddly enough, the Bank of Italy (likely trying to save its soul… or its remaining credibility) acknowledge the collapse of the productive economy and the increasing unemployment.

Faced with this dramatic scenario,  with Europe split in two: “healthy” northern Europe along the river Rhine and “sick” Mediterranean Europe (France included), the most probable solution will be to keep going with the present mess (e.g. to “barter” Barroso and the like with other conservative beaurocrats and “pale” statesmen” such as  Ms Lagarde very well known for her “love letters” to President Sarkozy.    Along the lines of Mr Napolitano’s speech in Strasburg synthetized with “continuity, stability, dynamic evolution”, in Italy the reply to the trivial notion that the euro currency is guilty of the crisis will be – as usual – that Europe is the “way”.

Just words, while the political initiative stands firmly in the hands of the nation-state advocates: in France the neo-fascists of Marine Le Pen, in Italy the “troglodytes” of the Northern League and – sprinkled around – “Berlusconians” and the like.

So, while Mr Tsipras’s message is reflected in new electoral lists along similar lines in other countries of the Union (while he himself is a candidate to chair the Union), we have three points to underline once again.

1-Europe has definitely  failed in its traditional idea that economic strength has been and will be the key – and the permanent foundation – of the political unity, The truth is the other way around.

2- There is no future for European countries if they don’t keep going on to their “regional” (as a continent or a macro-area)  integration in the spirit of a progressive global cooperation.

3- The divide between northern and southern Europe (and also any theory about a “two-speed” Europe) has two unavoidable consequences: it puts the Union (its strong section as well as the weak section) at the mercy of the globalized financial market,  making “de facto” any political decisions powerless and it identifies the southern one as the “border” of “Fortress Europe”, where it could and should be the bridge in the co-operative arena.

Finally, and under the title “Fuck the Money” (Ms Nuland’s licence…), after more than five years of crisis Europe has the full right  (and the moral obligation) to begin a rethinking of the role of money and finance.    These powerful human “inventions” (close to their millennium goal) have easily won the globalization battle, but start to dangerously resemble  another “invention” – deadly mass weapons – and, when servants start to kill their masters, the moment has come to take another direction.  Europe could be a forerunner, instead of remaining the first victim in the third millennium.

Post Scriptum. Sunday night results of the Swiss Referendum on immigration prove that – without a serious collective perspective (at least on a “regional” basis”) on migrations, employment and labour costs, not to mention enlarged citizenship rights – bilateral agreements are useless.    The refusal of the Agreement between EU and Switzerland sets the clock back and the happy sarcastic remarks by Marine Le Pen (could possibly EU send tanks through the Alps?) show to which extent it twill be complicated to solve the present conundrum.   Questions are multiple and linked one to the other: basically the choice is between past (Nation-State and day to day “protection” of the “nationals”) and future (regional and global integration).       With one basic paradox: money moves freely (if big enough…) and humans cannot (at any risk including violent death).   Time is coming for a “people’s” Bretton Woods.

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