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Redazione - 03/10/2012

Cina: La fine dei boxer

Mi ha molto stupito che nelle recenti manifestazioni svoltesi in Cina per protestare contro il Giappone che pretende il possesso delle isole che i cinesi chiamano Diaoyu e i giapponesi Senkaku, le autorità cinesi, nel tentativo di calmare le loro piazze, abbiano fatto ricorso ai Boxer come esempio negativo. “ Non comportatevi come i Boxer! Siate civili e moderati!”.

All’Università di Pechino, in epoca ormai lontana anche se la Cina allora come oggi era governata dallo stesso partito, ho frequentato il corso di storia della Cina moderna. Il primo trimestre è stato dedicato alla rivoluzione
proto-socialista dei Taiping, così si doveva qualificarla; il secondo al movimento antimperialista dei Boxer, così bisognava definirlo. Non rigurgito di feudalesimo, non sommossa xenofoba, ma fulgido esempio di lotta nazionale contro l’invasione delle potenze imperialiste: eroi dei popolo che, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, hanno combattuto la presenza straniera, specie quella dei missionari cristiani, nel loro paese.
Ma il richiamo ai Boxer ha stupito anche i cinesi che sui loro social-network hanno notato come un tempo fosse stato proprio il Partito-governo a esaltare i Boxer come patrioti.

Ora. non è che voglia trarre conclusioni affrettate da questo rovesciamento di giudizio sui Boxer però non ho avuto modo di leggere in cinese la fatidica raccomandazione governativa ai manifestanti “ Non comportatevi come i Boxer” perché sarebbe interessante- e appurerò quanto prima- sapere che caratteri sono stati usati per definire questi “pugili” in italiano, Boxer in inglese, e che in cinese vengono diversamente chiamati, a seconda dell’opinione che se ne ha: se si è ostili al movimento li si chiama quan fei, ovvero banditi (fei) lottatori , dove quan significa lotta, e indica varie pratiche di arti marziali che poco o niente hanno a che fare con il nostro pugilato. Ma se invece si è favorevoli a quelli che noi chiamiamo, all’inglese, Boxer, li si indica con Yi He Tuan che significa Milizie (tuan) , Unite (He) in Giustizia (Yi). Durante gli anni del comunismo trionfante sono sempre stati chiamati Yi He Tuan, all’epoca della Rivoluzione culturale soni stati addirittura esaltati come precursori delle Guardie Rosse, ma prima molti politici e scrittori cinesi che deprecavano la cieca violenza xenofoba dei Boxer li chiamavamo quanfei, banditi lottatori.

Ai nostri giorni quindi, se l’intenzione era esortare i manifestanti anti-giapponesi a comportarsi civilmente sarebbe stato giusto dire “non fate come i banditi lottatori”, perché dire “Non fate come le Milizie Unite in Giustizia” suonerebbe quasi come un controsenso, sarebbe più giusto dire “Fate come le Yi He Tuan!”. Non è così?
Ma al di là del significato del termine usato, essendo quello positivo, cioè Yi He Tuan ,ormai da decenni entrato nell’uso comune e perciò è possibile usarlo anche in accezione negativa, resta il fatto che in Cina molto probabilmente si sta ancora una volta riscrivendo la storia, come d’altronde si è sempre fatto; però in tempi recenti, con l’apertura al resto del mondo, interpretare o reinterpretare la storia serve soprattutto a ridefinire una identità ancora fluttuante come è quella cinese, negli ultimi cento anni sottoposta a tormentosi aggiustamenti e a perentori contrordini nel tentativo di raggiungere una modernità che mantenga tuttavia “caratteristiche cinesi”, proprio come il suo socialismo. Compito difficile perché oggi l’identità va affermata non soltanto all’interno ma soprattutto all’esterno, nei confronti del resto del mondo composto da molteplici interlocutori .

 

di Renata Pisu