Archivio

Redazione - 12/03/2013

Chavez, il Venezuela e l’America Latina

di Marco Baccin
1.Chavez,più peronista che marxista,grande comunicatore,viene accusato dai suoi detrattori di aver usato male i giganteschi profitti petroliferi e di aver disequilibrato l’economia del Venezuela; di aver lasciato il paese in preda alla corruzione e alla criminalità; di essere stato un dittatore (dimenticando, in questo caso, che il leader della “rivoluzione bolivariana” è sempre stato legittimato elettoralmente a governare).
Gli oppositori sottolineano limiti ed aspetti negativi che certamente in parte esistono nel chavismo, ma dimenticano che Chavez, per la prima volta, ha usato i proventi delle esportazioni petrolifere non per arricchire ulteriormente l’oligarchia nazionale ma per lanciare campagne sociali soprattutto nei settori dell’educazione, dell’edilizia, dell’alimentazione e della sanità, riuscendo-secondo le parole dell’ex presidente brasiliano Lula-a “migliorare lo standard di vita di decine di milioni di venezuelani”.
Le statistiche del FMI,dell’ONU e della Banca Mondiale attestano del resto che dal 1999 ad oggi il PIL pro-capite venezuelano è più che raddoppiato,la fame e l’analfabetismo sono praticamente stati eliminati,la povertà assoluta si è ridotta del 70% e quella relativa del 50%,la disoccupazione e la mortalità infantile si sono quasi dimezzate.

2.Il chavismo va analizzato e valutato nel contesto del processo politico che in America Latina negli ultimi venti anni ha portato al governo, nella maggioranza dei paesi, delle coalizioni di sinistra.
E’ un processo che, dal Brasile all’Argentina, passando per l’Uruguay, ha, in modi e misure diverse, investito tutta la regione, coniugando equità e mercato, democrazia e inclusione sociale, globalizzazione e integrazione (e qui vi sarebbero vari spunti di riflessione anche per la sinistra europea…).
Chavez, pur con il suo maggiore radicalismo, si inserisce in questo quadro politico, come è stato testimoniato anche dalla presenza ai suoi funerali della quasi totalità dei Presidenti e Capi di governo latinoamericani.
Certamente sono discutibili le sue aperture diplomatiche all’Iran, alla Siria o alla Bielorussia, ma è innegabile il suo impegno per l’integrazione latinoamericana ed il ruolo da lui esercitato per favorire la nascita dell’UNASUR (Unione delle Nazioni dell’America del sud, 2008), della CELAC (Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi, 2010) e della Banca del sud.
Sicuramente sarà l’ALBA (Alleanza Bolivariane per l’America) a risentire maggiormente della scomparsa di Chavez, che aveva fortemente voluto questa organizzazione come strumento di “lotta antimperialista” nei confronti di Washigton e per la costruzione del “socialismo del XXI° secolo” con in paesi like minded Ecuador, Bolivia, Nicaragua e Cuba (gli ultimi tre fortemente esposti ai contraccolpi del possibile venir meno delle forniture petrolifere venezuelane).
Soprattutto l’asse Caracas-L’Avana (seppur oggi lontano dalle ipotesi di una federazione “Venecuba” vagheggiata nel 2007 anche da Fidel Castro) potrebbe incrinarsi in conseguenza della morte di Chavez.
L’alleanza tra chavismo e castrismo si basava sullo scambio tra il petrolio venezuelano (fondamentale per l’economia di Cuba) e cooperanti cubani (medici, insegnanti, ecc), necessari per le politiche sociali di Chavez e per garantire il sostegno popolare al suo Governo.
A l’Avana torna lo spettro del “periodo speciale” (la gravissima crisi degli anni ’90 conseguenza della scomparsa dell’URSS e dei suoi aiuti economici) e Raul Castro sarà obbligato ad accelerare il processo di riforme economiche in atto e soprattutto a cercare di attrarre nuovi investimenti stranieri.

3. Sarà possibile un chavismo senza Chavez?
La lotta di Chavez alla povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale sembra aver messo radici profonde nel Paese e del resto il peronismo è sopravvissuto a Peron.
Il delfino designato, Nicolas Maduro (gradito a Cuba), non ha certamente il carisma del  ”Comandante”, ma se non commetterà errori, dovrebbe uscire vincitore dalle prossime elezioni del 14 aprile.
Diverso potrebbe essere il discorso nel medio-lungo periodo, soprattutto se dovessero iniziare lotte interne al chavismo ed il Governo scegliesse una politica di arroccamento e scontro politico (qualche avvisaglia già esiste con l’accusa di Maduro agli Stati Uniti di aver inoculato il tumore a Chavez).