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09/09/2013
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Berlusconi contro Italia

Berlusconi vs Italy

Oggi la Giunta (per le “Elezioni”) del Senato comincerà a prendere in considerazione il caso Berlusconi e – presto o tardi – una decisione sul soddisfacimento dei requisiti minimi per essere membro del Parlamento Italiano, come del resto per ogni organismo elettivo (“legge Severino”, approvata l’anno scorso da tutti i partiti politici incluso il PDL) me siamo solamente all’inizio della battaglia finale.

Durante il fine settimana – in competizione con la mobilitazione mondiale di Papa Francesco per la pace nel vicino oriente ( e anche per qualcosa di più come vedremo…)- tutti i media ed in particolare la televisione hanno mostrato un pezzo di carta con la dicitura “Silvio Berlusconi contro Italia”. Questa mirava ad essere la prova provata che – a seguito della “persecuzione” nel proprio stesso Paese – egli faceva appello alla Corte Europea Per I Diritti Umani a Strasburgo.

Naturalmente il Nostro ha zero possibilità di fare accettare da questa, e da qualunque Corte, lo sconsiderato ricorso tenuto conto dei molteplici livelli di giudizio dei quali ha già usufruito in Italia: tutti con inevitabili risultati negativi. Ma il punto cruciale del problema sta altrove ,e abbastanza stranamente la generalità dei media lo ha mancato: come un ex Primo Ministro e tuttora membro strategico della (folle) maggioranza che dirige il Governo Italiano possa portare in giudizio il proprio Paese.

Ancor più, l’ignoranza e l’atteggiamento provinciale dei suoi legali ha utilizzato il termine “Italia” invece di “Repubblica Italiana”, rendendo così il risultato finale ancora più tragicomico, e più realistico. Poiché non solo ci troviamo a migliaia di km lontani da “buono o cattivo è il mio Paese”, ma adesso è del tutto evidente che la sua famosa frase “l’Italia è il paese che amo” era tanto sincera quanto una zanzara che lodi il proprio fornitore di sangue. Vedremo presto se il Partito Democratico spingerà il proprio masochismo e complesso di inferiorità (per non parlare di indicibili legami..) fino al suicidio pieno.

Sull’altro lato del fiume Tevere lo “spettacolo” era del tutto differente: centomila persone (non solamente Cattolici o credenti di qualunque Fede…) stavano pregando e digiunando e meditando insieme a Papa Francesco intorno ad altre uscite dalla violenza che non siano la violenza stessa.

Così ancora una volta non misuriamo le capacità personali di questo Papa nel rinnovare l’immagine e il ruolo della Chiesa Romana in un tempo così breve come i sei mesi trascorsi dalla fumata bianca, ma possiamo cogliere l’essenza del suo successo globale: egli  rovescia la situazione nei cuori e nelle menti mettendo noi –gli umani- al centro. Come protagonisti, non come vittime, sempre e comunque.

Solo qualche circostanza di fatto: là dove i “leaders” hanno distrutto durante tutti gli ultimi vent’anni qualunque istituzione multilaterale, qualunque approccio cooperativo, Francesco fa un pieno appello ai valori opposti: ci mostra il lato positivo della globalizzazione, il vero significato dell’interdipendenza, l’arricchimento dagli incroci culturali, e naturalmente la vera “natura” della guerra, qualunque guerra. Il “candore” con cui ha esternato il “dubbio” che nell’uso delle armi letali vi sia anche un interesse economico costituisce la perla del suo discorso. Il fatto che tutto ciò venga da un Gesuita e sembri funzionare dovrebbe costringere i pallidi fantasmi del passato che gestiscono la maggioranza delle “Nazioni” a cominciare a pensare al futuro, qualunque possibile futuro.

Today the special Committee (“For Elections”) of the Senate will start to consider the Berlusconi case and – sooner or later – a decision will come down on his compliance with the (minimum) standards necessary to be a Member of the Italian Parliament (“Legge Severino” approved last year by all political parties included his own), but this will be only the start  of the final battle.

During the week end and competing with Pope Francis’ world mobilization for peace in the Middle East, and something more as we will see further on, all media (particularly tv) showed proudly a piece of paper with the title “Silvio Berlusconi versus Italy”.   This is intended to be the very proof that – under “persecution” in his own country – he is appealing to the European Human Rights Court in Strasbourg.

Of course he has zero possibilities to make this – or any – Court accept his insane appeal, considering how many levels of the judicial system he has already passed through in Italy – all with negative results. But the crux of the problem is elsewhere and oddly enough all the media missed it: how a former Prime Minister and still a leading member of the (foolish) majority running the Italian Government can take into justice his own country.

Besides that, the ignorance and the parochial attitude of his legal team showed  when they used the term “Italia” instead of “Repubblica Italiana”, making the final result more tragicomic.  And more true. Because not only are we a thousand miles away from  “My country right or wrong”, but now it is totally evident that his famous “Italy is the country I love” is as sincere as a mosquito praising its blood supplier.  Soon we will see if the Democratic Party will  push  its masochism and inferiority complex (not mentioning immentionable links…) to a complete suicide.

On the other side of the river Tiber the show was totally different: one hundred thousand people (not only Catholics or believers of any Faith…) were praying and fasting and “thinking” together with Pope Francis of other ways out of violence than violence itself.

So once again we are not measuring the personal skills of this Pope to innovate the image and the role of the Roman Church in such a short time frame as six months, but we can grasp the essence of his global success: he reverses the situation in hearts and the minds putting us – the humans – in the center.  As protagonists, not as victims. For ever and ever.

Just to name a few facts: where “Leaders” have destroyed during the last twenty years any multilateral Institutions, any cooperative approach, he is plainly appealing to the opposite: he is showing the positive side of globalization, the real meaning of interdependence, of cultural cross fertilization and of course the real “nature” of war, any war. The “candor” of is “doubt” that economic interests lie behind the use of letal weapons is the jem of his speech.The fact that all this comes from a Jesuit  and seems to work must force the pale ghosts of the past running the majority of nations  to begin thinking of the future, any possible future.

 

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