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Da oggi a lunedì 5 dicembre queste note osserveranno un ampio silenzio: non zelo nel rispettare la “tregua” legale, quanto radicato fastidio per la canizza nella quale sono sprofondati i “duellanti”.  Anche se non ci pare che le due parti ne portino uguale responsabilità…   La ...
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Il punto - focus

Ero a Piazza Tian An Men – proprio al centro di Pechino di fronte alla Città Proibita e di fronte al gigantesco ritratto del Presidente Mao- quando 200.000 cittadini iniziarono una pacifica rivoluzione per la modernizzazione e la democratizzazione. Ma questo accadde nella notte tra il 4 e il 5 Aprile 1976, cioè tredici anni prima dei famosi “incidenti” di Tian An Men e  la sanguinosa repressione vista in diretta in tutto il mondo attraverso le trasmissioni tv: “ gli studenti contro...

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I was in Tian An Men Square – right in the Center of Beijing just in front of the Forbidden City and facing Chairman Mao’s gigantic portrait - – when two hundred thousand citizens started a peaceful revolution for modernization and democratization. But this happened in the night between April 4th and 5th 1976, that is 13 years before the famous Tian An Men “riots” and the bloody repression seen in worldwide tv broadcasts: “students against tanks”.    In 1976 a new “Long...

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World - mondo

Spigolature d'Autunno

“Palle d’acciaio”. La sovraesposizione mediatica ha fatto un’altra vittima e – questa volta è nientepopodimeno che il giovane Letta Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.   E la circostanza che l’astuto D’Alema l’abbia definito non molto tempo fa “transitorio” (come se – Berlusconi a parte – ce ne fossero di “permanenti”, perpetui, a vita) non ne indebolisce il peso tenuto anche conto del materiale impiegato, appunto l’acciaio.

La collocazione di questa iperbole “a doppio taglio” è l’“Irish Times”, il giornale più autorevole d’Irlanda ed intendeva sintetizzare una baldanzosa intervista del nostro.    Il quale – come al solito e come usa da noi – con perfetta noncuranza del ridicolo parla di imprecisa traduzione.

Mettendo naturalmente da parte un primo incauto fremito di autocompiacimento…  Peccato che “Steel Balls” e “palle d’acciaio” si assomiglino come due gocce d’acqua.   Ma tant’è: il suo predecessore Berlusconi ci aveva abituato a ben altre smentite… e – quanto all’immediato predecessore (il Prof Monti) – il suo metalinguaggio era prevalentemente una pesante recitazione di testi che ben poco avevano a che fare con quanto andava facendo.

Qui no, qui si va al cuore del problema: l’alunno prediletto (gioco di parole possibile, ma sconsigliato) del Presidente Napolitano – ed infatti il “giovane Letta” lo chiama tutte le volte che teme di non aver ben capito o alla vigilia delle interrogazioni… – sta vedendo fallire uno ad uno i propri espedienti oratorii: tipo “niente zone d’ombra nelle intercettazioni informatiche USA in Italia”: infatti è tutto chiaro e non se ne parli più.   Stessa solfa retorica nel caso Cancellieri: “chiarirà tutto”. Si è visto.

Ora – di fronte alle palle, testicoli, cojones –è difficile fare giochetti retorici, soprattutto se si ricorda – e Letta lo ricorda certamente – che un illustre antenato del PD (via PCI) Iosif Vissarionovič (anch’egli ben uso alle frequentazioni ecclesiali nella natia Tiblisi)  assunse il profetico appellativo di “Stalin”, appunto acciaio.

Eppure l’attuale scivolone (che, nelle intenzioni, voleva anticipare le “grandi” iniziative politiche che l’Italia porterà avanti nel “suo” semestre UE da luglio 2014) può essere meglio compreso osservando le mutazioni antropologiche subite da Letta in un semestre al potere: il politico studioso ed intelligente, dal profilo volutamente basso, buon padre di famiglia (varie volte visto a capo di compunte ma allegre tavolate nelle pizzerie e sia pure alla moda, nonché colto nell’atto di acquistare con le sue mani, e sembra i suoi soldi, biglietti aerei) ebbene i tratti fisiognomici hanno perduto leggerezza, si sono induriti perfino quasi scolpiti sotto una calvizie che sembra essere una condanna per chi in Italia arriva al vertice del potere.

Breve: le “palle d’acciaio” potrebbero essere spuntate a Palazzo Chigi e – ad occultarle – non basterà il cesellato eloquio da cattolico in carriera.  Auguri a lui e a noi.

 

Che gli italiani abbiano di sé una percezione infantile e, soprattutto, non contestualizzata è cosa nota.   Sarà dunque difficile far smettere quelli che definiscono pubblicamente “orango” una Ministra della Repubblica colpevole di non avere il flaccido candore e la fisionomia tutt’altro che apollinea del Vice Presidente del Senato: autore della squisita metafora dedicata alla noiosa (questo sì) Ministra dell’Integrazione.   Purtroppo – a dispetto dell’affaccendarsi su sempre nuove (ed inutili) previsioni legislative – anche le fonti di informazione pubbliche vanno nella direzione opposta.  Il più minuto esempio sono le previsioni del tempo sul canale di sinistra (per così dire) della televisione pubblica: qui un titolista probabilmente esentato dalla scuola dell’obbligo si ostina a parlare di “bel tempo stabile sulla nostra nazione”.  Delle due l’una o il tizio preposto al compito ignora cosa significa il vocabolo “nazione” (storicamente fluido e marcato dalla contingenza storica e dall’uso ideologico del medesimo), ovvero ritiene di dover informare anche gli abitanti dell’Istria e della Dalmazia e – perché no – di Nizza e la Savoia.   E, naturalmente gli immigrati (soprattutto se non dotati di biancore “padano”) dovranno astenersi dal fruire dal servizio e viceversa godranno di un’apposita  e separata nuvola.

Insomma chi potrà spiegare a questo individuo (e ai suoi datori di lavoro) che la nozione esatta è “Paese” che geograficamente (di questo si tratta) copre l’area di previsione e, ovviamente, gli utenti del servizio (turisti e non appartenenti alla “Nazione” inclusi).

Un maligno sospetto: poiché è l’arma alata (aereonautica) che fornisce i dati meteo, lo sprovveduto redattore potrebbe avere – appunto – dei risibili palpiti patriottici “usque ad sidera”.   Li esprima nei luoghi deputati e intanto torni a scuola.

Si è appena sopito il ricordo della visita di Papa Francesco e tutto riprende come prima con le risposte di sempre: mille profughi nel “centro di accoglienza” di Lampedusa, 450 nuovi arrivi in un paio di giorni, un gommone affondato con 31 uomini donne bambini. E’ vero – come affermava Mussolini – l’Italia è una “portaerei naturale”: sì, ma verso l’infelicità.

Il giulivo (e ti credo…) Fabrizio Saccomanni – sottratto alla dorata e privilegiata pensione della Banca d’Italia e catapultato al vertice del Ministero dell’Economia – ha appena “scoperto” i germogli della ripresa. Anzi, tutto il 2014 sarà “nel segno più”. Evviva. Un consiglio: una lettera autografa a tutti gli italiani, soprattutto a quelli che a settembre meditassero il suicidio. E in primo luogo a quel milione di espulsi dal mercato del lavoro.

Il cerchio si è chiuso. Il “lavacro democristiano” del Partito Comunista (con tutti i suoi variegati successivi nomi e piante-emblema) è del tutto completo con l’affidamento del Governo al democristianissimo Enrico Letta. Ora l’arci-conservatore Guglielmo Epifani lo difende con la preparazione di un Congresso mandarinale del Pd che escluda a priori temi e partecipazioni popolari e/o di sinistra. Ormai l’obiettivo del Partito non è salvare l’Italia (a quello ci pensa Berlusconi… da tre decenni), quanto piuttosto aiutare a “farsi male” – secondo la profezia di quel noto statista-innovatore di D’Alema – quel “ribaldo” di Matteo Renzi.
Morale. Il PD ha realizzato uno storico capolavoro (altro che crisi): i peggiori contenuti democristiani in involucro leninista. E, per essere chiari: funzionariato, centralismo democratico (ossimoro al cubo), distacco da e disprezzo per le “masse”, congiure interne e via con i detriti di una storia finita male.

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